Giovanni Tria, ecco chi è il nuovo ministro dell'Economia

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È l'Italia che se lo chiede. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice. La squadra di governo è composta da 18 ministri in tutto, di cui cinque donne.

Chi è Giovanni Tria, nuovo ministro dell'Economia del Governo Conte? Tria è nato a Roma nel settembre del 1948.

Tra le esperienze professionali presenti nel suo curriculum anche l'incarico di direttore del Ceis, Center in Economics and International Studies, di Roma Tor Vergata, e il ruolo di vicepresidente del Committee for Information, Computer and Communication Policy (Iccp).

Wikipedia scrive che Tria "è stato chiamato negli anni come esperto in diversi ministeri (Economia e finanze, Esteri, Pubblica amministrazione, Lavoro)" ed "è stato presidente della Scuola nazionale dell'amministrazione della presidenza del Consiglio a Caserta, dal 1° gennaio 2010 al 15 marzo 2016".

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In realtà l'unica preoccupazione di Filippa è il tempo, oramai incerto da diverse settimane: " sono preoccupata per il tempo ". Daniele Bossari invece ha confessato di non riuscire a prendere sonno. "Solo che questo libro mi piace un sacco".

In un editoriale per Il Sole 24 Ore, firmato insieme a Renato Brunetta, Tria specifica quale sia il suo pensiero circa la politica economica europea. Dunque: "Poiché l'oscillazione di cui parliamo è solo nel dibattito politico filosofico, mentre la realtà, se il governo si farà, ci offrirà una versione prossima alla prima ipotizzata, non si vede un contrasto pregiudiziale con una politica orientata alla crescita e alla sfida della globalizzazione".

Le critiche contro l'architettura dell'euro non vengono risparmiate: L'Europa viene descritta alla stregua di un continente sempre più diviso tra "formiche" del nord e "cicale" del sud in perenne conflittom che così sembra non sembra avere futuro. "Ma bisogna rafforzare l'unione monetaria". Secondo Tria "si tratta di temi altrettanto cruciali, se non di più, rispetto a quelli più commentati". Tria e Brunetta parlano di uno "stimolo fiscale finanziato attraverso la creazione di moneta. Se le compatibilita' di bilancio del programma dipenderanno da un improbabile mutamento delle regole europee (abbiamo gia' avuto un governo che e' partito con il proposito di battere i pugni sul tavolo a Bruxelles) o se queste regole saranno forzate".

"Non ha ragione chi invoca l'uscita dall'euro senza se e senza ma come panacea di tutti i mali, ma non ha ragione neanche il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, quando dice che 'l'euro è irreversibile', se non chiarisce quali sono le condizioni e i tempi per le necessarie riforme per la sua sopravvivenza". Anche perché il maggior pericolo è l'implosione non l'exit. Ma per arrivare alla Flat Tax si potrebbe prendere in considerazione anche l'aumento dell'Iva. "La scommessa, secondo i sostenitori della riforma, e' che essa porti a effetti benefici sulla crescita e quindi generi quel gettito fiscale aggiuntivo che dovrebbe compensare, almeno in parte, anche il costo iniziale della riduzione delle aliquote".

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