Il dibattito sulla fiducia al governo Conte alla Camera

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"La verità è che su infrastrutture e grandi opere al governo e alla maggioranza tremano le gambe, sono terrorizzati, ondeggiate tra vuote dichiarazioni, spesso contraddittorie, e fughe nette dalla realtà", ha aggiunto.

Il governo Conte ottiene la fiducia alla Camera con 350 voti a favore, 236 contrari e 35 astenuti. Ma nessuno può negarle la legittimità. "Lei con il giuramento è anche il nostro premier, e noi la rispetteremo in questa aula e fuori da questa aula".

Durante la discussione generale hanno annunciato il loro sì due deputati del Maie, Antonio Tasso e Catello Vitiello, e altrettanto hanno fatto nelle dichiarazioni di voto Salvatore Caiata, capogruppo del Maie e Vittorio Sgarbi, in dissenso dal suo gruppo, cioè Fi. Domani sarà un giorno importante in cui il Parlamento sarà chiamato a dare la fiducia al governo del cambiamento": "così il Premier Conte questa notte appena passato su Facebook, dando appuntamento al primo verso evento centrale del neo nato Governo Lega-M5s previsto tra qualche minuto.

Luce verde da parte del Senato italiano per il governo voluto da Lega e Movimento 5 Stelle. A questo punto, ha detto Renzi, "non avete più alibi, ora rappresentate il potere". "Il modello dell'invidia sociale elevata a contratto di governo non e' accettabile", ha incalzato Ronzulli, che si e' rivolta agli alleati e "amici" della Lega, Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, chiamandoli per nome di battesimo.

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Infine spera che il reality gli dia la possibilità di fare alcune serate finché non tornerà a lavorare come prima. Intervistato da Il Messaggero , il bel Tarzan ha rivelato che con i soldi vinti pagherà i debiti di famiglia.

Incalzato sula battuta di Renzi, Conte ha replicato sardonico: "Renzi un mio collega?"

È atteso per oggi il discorso del premier Giuseppe Conte, che si presenterà in Senato assieme ai suoi ministri per ricevere il voto di fiducia, atto necessario per completare, dopo il giuramento, l'insediamento del nuovo esecutivo.

Non sarà un caso che su molti argomenti il discorso programmatico ha di necessità usato la diplomazia del vocabolario, qui addolcendo o sorvolando, là dribblando gli scogli.

Paolo Gentiloni ebbe dal Senato 169 voti favorevoli, come anche Matteo Renzi.

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