La Bekaert chiude la fabbrica di Figline, i lavoratori la occupano

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A causa dei suoi costi strutturali notevolmente superiori rispetto a quelli degli altri stabilimenti di rinforzi in acciaio per pneumatici di Bekaert nella Regione Emea, il sito non è stato in grado di generare performance sostenibili dal punto di vista finanziario.

La sindaca Mugnai è arrivata immediatamente alla Bekaert di Figline dopo aver appreso, stamani, della chiusura dello stabilimento con licenziamento di 318 persone. "Sapevamo dei problemi finanziari e di mercato - dice Yuri Campofiloni della Fiom Cgil Firenze in una nota -, ma non che si potesse chiudere lo stabilimento da un giorno a un altro. Il modo con cui l'azienda ha agito ci lascia senza parole: pensare di aprire una procedura di chiusura nei soli 75 giorni stabiliti dalle norme, senza quindi aver precedentemente permesso di costruire percorsi alternativi, di fatto preclude la possibilità di mettere da subito in salvaguardia i lavoratori e lo stabilimento".

La Fiom spiega che "i lavoratori sono arrabbiati, la loro età media è sui 50 anni, troppo giovani per andare in pensione e troppo anziani per trovare nuove occupazioni. Per il territorio si rischia un impatto devastante, con l'indotto sono più di 400 le persone coinvolte".

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La decisione della Bekaert è "ingiusta e inaccettabile, nel merito e nel metodo, un vero attentato al lavoro". A dirlo il segretario generale della Cisl Toscana, Riccardo Cerza. "Lunedì incontreremo il Presidente della Regione e martedì saremo nuovamente al Ministero per lo Sviluppo Economico, dove rappresenteremo ancora una volta la volontà di garantire il più possibile i 318 lavoratori di questo stabilimento". Quello di Figline è un sito produttivo importantissimo; quando c'è stata la cessione da parte di Pirelli ci erano state date delle garanzie e oggi ci troviamo davanti a questa decisione secca e annunciata come irrevocabile. "Già nel mese di aprile - commenta la consigliera Irene Galletti - avevamo incontrato alcune rappresentanze sindacali della Bekaert, che ci avevano esposto i loro timori per una probabile chiusura o delocalizzazione del sito produttivo della loro azienda". "E certamente avremo bisogno anche del Governo per reagire alla decisione di una multinazionale come Bekaert".

I lavoratori della fabbrica del gruppo belga sono in protesta e sui social network stanno lanciando appelli per salvare la situazione, che mette a rischio il futuro di 318 dipendenti e delle rispettive famiglie.

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