La lucertola fossile delle Dolomiti che rivoluziona la storia degli squamati

Share

Il Megachirella wachtleri, questo il nome del rettile, è passato al vaglio di un team internazionale di paleontologi: allo studio, pubblicato su Nature, hanno partecipato anche esperti del MUSE (il Museo delle Scienze), del Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam (Trieste), dell'Elettra Sincrotrone Trieste e del Centro studi e ricerche Enrico Fermi (Roma).

Il fossile di Megachirella wachtleri. Il fossile ci mostra un rettile lungo circa 15 centimetri, che ad oggi risulta la lucertola più antica al mondo: visse 240 milioni di anni fa nella regione delle attuali Dolomiti di Braies. Insieme ai colleghi canadesi, gli scienziati italiani sono partiti dal fossile di un rettile rinvenuto quasi 20 anni fa nelle Dolomiti e oggi analizzato grazie alle tecniche della ricostruzione delle parentele evolutive.

I risultati suggeriscono che l'origine degli organismi con le squame, come lucertole e serpenti, risale ad almeno a 250 milioni di anni fa: più o meno quando si verificò il più drammatico evento per la vita del pianeta, l'estinzione del Permiano-Triassico.

Fedex-Tnt: sciopero riuscito, riparte il confronto
Da qui la richiesta alle aziende di "ritirare, nel confronto già fissato per il 4, 5 e 6 giugno, licenziamenti e trasferimenti , riprendendo la discussione a partire dagli investimenti e dalla presentazione di un piano di rilancio".

Per Bernardi, "questo piccolo rettile può essere considerato una sorta di Stele di Rosetta dell'evoluzione degli squamati, il gruppo cui appartengono serpenti e lucertole".

Altrettanto importante, ha detto sempre Bernardi a "Le Scienze", è stata inoltre la collaborazione di vari enti di ricerca, fra cui "in particolare quella dell'Università dell'Alberta, che ha messo a disposizione un ricercatore, Simões, primo firmatario dell'articolo, che per oltre tre anni ha girato i musei di mezzo mondo per raccogliete i dati relativi a migliaia di reperti e rilevare per ciascuno di essi tutti i dati necessari alla creazione della matrice". L'impossibilità di estrarre il reperto dalla roccia non aveva consentito di dargli una precisa identità e di ricostruire le sue parentele evolutive. Questo piccolo rettile sarà da oggi un riferimento per i paleontologi e per tutti coloro i quali studieranno o racconteranno l'evoluzione dei rettili. Per comprenderne meglio l'anatomia, l'esemplare è stato analizzato mediante microtomografia computerizzata a raggi X (microCT) presso il Laboratorio Multidisciplinare dell'Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics (ICTP) in collaborazione con Elettra - Sincrotrone Trieste. Questa tecnologia ricorda da vicino i sistemi TAC ospedalieri, ma permette di ottenere dettagli di gran lunga più definiti e di produrre un modello 3D virtuale delle parti esterne e interne dei campioni analizzati ad altissima risoluzione. Per Federico Bernardini, ricercatore dell'ICTP e del Centro Fermi, "appena abbiamo visualizzato i risultati dell'analisi ci siamo resi conto che eravamo i primi, dopo milioni di anni, a poter osservare la faccia ancora nascosta di Megachirella, ossia quella inglobata nella roccia: una grande emozione". I ricercatori hanno combinato i dati con le scansioni TC ottenute presso le strutture ICTP-Elettra di Trieste, rivelando che Megachirella era in realtà il più antico squamato conosciuto.

Grazie alla spettacolare ricostruzione di " Megachirella" in vita, realizzata dal pluripremiato paleoartista milanese Davide Bonadonna, la ricerca ha inoltre conquistato la copertina della rivista Nature, che da vent'anni non dedicava ad un fossile italiano la propria prestigiosa immagine di apertura.

Share