L'Austria chiude 7 moschee. Salvini: "Allontanare i pericolosi"

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L'espulsione riguarderebbe circa quaranta imam che fanno capo all'Atib, l'Unione turco-islamica per la collaborazione culturale e sociale in Austria, associazione che comprende molti imam legati alla Turchia.

Quattro a Vienna, due in Alta Austria e una in Carinzia. La chiusura avviene con decreto dell'ufficio della cancelleria competente per le questioni religiose e non è appellabile.

Ira della Turchia: il portavoce del presidente Recep Tayyip Erdogan, Ibrahim Kalin, ha accusato l'Austria di islamofobia e razzismo.

"Le scelte ideologiche del governo austriaco violano i principi della legalità internazionale - ha scritto Kalin su Twitter - le politiche di integrazione sociale, i diritti delle minoranze e l'etica della coesistenza".

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Il neo ministro dell'Interno italiano, Matteo Salvini ha voluto commentare su Twitter la decisione austrica scrivendo: "Credo nella libertà di culto, non nell'estremismo religioso".

Il cancelliere Kurz ha parlato di "società parallele" e di "islam politico e radicalizzazione" che non possono avere "posto nella nostra società": "In Austria non c'è stazione per società parallele e radicalizzazione", ha affermato Kurz. Un vero e proprio giro di vite contro quello che viene definito islam politico. È la decisione presa dal Governo austriaco e comunicata venerdì dal cancelliere Sebastian Kurz. Sono accusati, secondo il cancelliere Kurz, di finanziamenti illeciti provenienti dall'estero. "Spero già la prossima settimana di incontrare l'amico e collega ministro dell'Interno austriaco per confrontarci su situazione e linee d'azione".

Se ad Ankara i commenti sono durissimi - "ecco l'espressione dell'ondata islamofoba, razzista e discriminatoria che attraversa il Paese" - Ersoy non si è sbilanciato in attacchi al governo, al quale si propone piuttosto come "partner pronto ad uno scambio". È vero, ha ammesso, che gli imam vengono pagati con fondi turchi, ma in Austria non vi sono i mezzi per un'adeguata formazione.

Il segretario della Lega raccoglie anche un appello che giunge dal comune di Palma Campania, cittadina dell'area vesuviana, dove si producono capi d'abbigliamento in serie per le grandi griffe della moda: oggi su 15mila abitanti ben 7mila arrivano dal Bangladesh.

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