Pensioni più leggere con i coefficienti validi nel prossimo biennio

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Cosa sappiamo sulla quota 100 per quanto concerne la Riforma Pensioni 2018 proposta dal Governo Conte? Moltiplicando questa cifra per il montante contributivo si conosce la differenza in negativo che subiranno le pensioni, pari a 228 euro annui. Un'idea ambiziosa se si considera che, nel 2012, l'allora Governo Tecnico di Mario Monti si trovò a cambiare le cose unicamente per evitare un'implosione dell' Inps e l'impossibilità a mantenere in piedi il sistema previdenziale secondo quelle che erano le vecchie condizioni.

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E ancora, andando avanti con l'età, per un quarantenne l'anticipo sarà di tre anni e sette mesi, da 65 a 61 anni e 4 mesi; per una lavoratrice della stessa età sarà di due anni e sette mesi (da 63 anni e undici mesi a 61 e 4). Le regole Il coefficiente trasforma. "Sappiamo che questi accordi non sono ripetibili per tutte le aziende del settore alimentare, ma l'accordo ci dice che se ci sono relazioni sindacali che riconoscono il ruolo e la funzione della Rsu, delle strutture sindacali territoriale come soggetti portatori di interessi dei lavoratori, si possono trovare strade che evitano traumi ai lavoratori e dare inizio a percorsi lavorativi per le nuove generazioni di lavoratori". Non resta che capire la tempistica finale decisa da Tria e Di Maio in merito, specie se il Governo dovesse incontrare distanze al proprio interno con le due forze di maggioranza alquanto "calde" sul fronte economico-pensionistico.

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Sul social network è stato lanciato anche l'hashtag #Raidown , che ha subito scalato la classifica dei trending topic italiani. Nella storia non è mai accaduto che, a causa di un blackout, tutte e tre le reti Rai venissero oscurate.

La nuova "Quota 41" permetterebbe dunque a tutti i lavoratori di andare in pensione con 41 anni di contributi, quale che sia l'età. Per questo, dal prossimo anno entrerà in vigore un nuovo coefficiente: quello legato all'età di 71 anni.

La colpa dell'innalzarsi dei coefficienti di trasformazione è da attribuirsi all'adeguamento degli assegni pensionistici alla speranza di vita: si vive più a lungo, si pesa di più sulle casse dello Sato e dell'istituto di previdenza e di conseguenza è necessario trovare una soluzione per non far collassare tutto il sistema.

A titolo di esempio, si rileva nello studio, si parte da un montante contributivo pari a 280.000 euro che, oggi, per un lavoratore che andrà in pensione a 67 anni corrisponderebbe ad una pensione lorda mensile pari a 1.045 euro. E' più "ingiustificato privilegio" (dizione ufficiale del governo M5S-Lega) percepire 70 mila euro netti di pensione l'anno per quindici anni o percepire 18 mila euro netti l'anni di pensione per trenta e passa anni? Chi avrà 57 anni parte con un coefficiente di 4,200%, per poi continuare ogni anno, finendo a 71 anni con un coefficiente di 6,513%. Il coefficiente passerà dal 5,700% attuale al 5,604%.

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