Pensioni, quota 100 e stop all'Ape Social: i possibili scenari

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"Bisogna contemporaneamente pensare alle future pensioni dei giovani - sostiene il segretario Uil - che, in questi anni, a causa della precarietà del lavoro, hanno buchi di contribuzione che devono essere colmati". Brambilla ha anche insistito su un punto riguardante la Quota 100: dovrà prevedere che si abbiano almeno 64 anni di età per accedere alla pensione. E ancora: pace fiscale, flat tax, tutela di agricoltura, pesca e turismo nel segno del Made in Italy, stop agli aumenti dell'IVA, no Ius Soli, difesa del lavoro e delle pensioni, più sicurezza, più rispetto.

Il metodo della totalizzazione, disciplinato dal Decreto Legislativo 2 febbraio 2006, n. 42, permette a tutti i lavoratori dipendenti, autonomi e liberi professionisti, che hanno versato contributi in diverse casse, gestioni o fondi previdenziali, di acquisire il diritto a un'unica pensione di vecchiaia, anzianità, inabilità e ai superstiti.

Chi ci perde sub iudice è il pensionato d'oro: se partono i tagli alle pensioni superiori ai 5mila euro netti, equivalenti a circa 8.500 euro lordi per la parte del trattamento non legata ai contributi versati, perde circa il 5-6 per cento dell'assegno. L'età del lavoratore non rileva. "Opereremo risparmi in tutte le sedi possibili e sono convinto che ci ritaglieremo ampi margini di intervento e conseguiremo risultati significativi", assicura.

C'è poi l'uscita a 41 anni di contributi a prescindere dall'età anagrafica (dagli attuali 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini) generalizzando così il beneficio previsto dal 1° maggio 2017 in favore solo di alcune categorie di lavoratori.

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Raggiunta la soglia non si può più usare il servizio e bisogna attendere il primo giorno del mese successivo. La musica è disponibile per lo streaming ma anche per il download su dispositivi mobili.

Per avere accesso alla pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi non è prevista una soglia minima di accesso, cioè un assegno minimo, richiesto, invece, per la pensione di vecchiaia ordinaria e per la pensione anticipata contributiva. L'obiettivo è consentire alle lavoratrici di andare in pensione con un certo anticipo: con 35 anni di contributi e con 57 anni e 7 mesi o 58 anni e 7 mesi di età (da adeguare in futuro all'aspettativa di vita).

Secondo Damiano è di fondamentale importanza non abolire, ma anzi "rendere strutturale l'Ape sociale e volontaria, anche perché quest'ultima offre la possibilità di andare in pensione con 63 anni di età e appena 20 di contributi: una possibilità preziosa per chi ha carriere discontinue, soprattutto le donne".

Altra proposta in cantiere è quella che riguarda la abolizione dell'Ape social. Damiano ha ribadito, ancora una volta, come sarebbe un errore cancellare l'Ape sociale in quanto le 15 categorie che sono state qualificate come lavori gravosi andrebbero a subire inevitabilmente una penalizzazione.

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