Tito e gli alieni, Mastandrea cerca nello spazio una parte di sé

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Con tocco delicato quanto visionario, in Tito e gli Alieni la Randi - coadiuvata dai produttori Matilde e Angelo Barbagallo - sfida le convenzioni che spesso appiattiscono il cinema italiano, restituendo smalto e visionarietà a un genere raramente affrontato. Dovrebbe lavorare a un progetto segreto per il governo degli Stati Uniti, ma in realtà passa le sue giornate su un divano ad ascoltare il suono dello Spazio. Il suo torpore esistenziale è interrotto quotidianamente da Stella, giovane wedding planner per turisti che credono ancora agli alieni. Ma la sua esistenza viene completamente stravolta quando suo fratello Fidel (Gianfelice Imparato) muore lasciandogli "in eredità" i suoi figli, Tito (Esposito) e Anita (Riccio), i quali invece di ritrovarsi nell'America caotica e rutilante di Las Vegas vengono catapultati nello stralunato mondo di un eccentrico zio scienziato a caccia di alieni. Il New York-New York, il Paris, il Venetian e il Luxor, il Flamingo e il Treasure Island sono il primo contatto che abbiamo con il mondo creato dalla quarantottenne regista milanese, che si rivela presto in tutta la sua vastità, quando i nostri piccoli eroi arrivano nel Nevada più vero, quello di Rachel e del vicino Lago Groom, sulla cui sponda sorge la celebre Area 51: indispensabile per la vicenda e ricostruita qui e là. Si muove tra poesia infantile e incanto artigianale, per una tecnologia fantascientifica di matrice malinconica, che rintraccia nell'archeologia vintage una precisa e immediata idea di fiabesco (Linda è la versione dolce e femminile di HAL 9000 di 2001).

Tito e gli Alieni è il titolo del nuovo film diretto da Paola Randi, talento delicato che torna dietro la macchina da presa a otto anni di distanza dal suo Into Paradiso.

Vi lasciamo alla scena Zio di me ti puoi fidare.

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Nel progetto senza titolo, rivelato dalle fonti di Variety , l'attore/cantante coprirà anche il ruolo di produttore esecutivo.

"Gli alieni? Gradirei non avere rapporti con loro finché sono in vita - dice Mastandrea -".

Se la regista fosse riuscita a sfumarla maggiormente, il risultato sarebbe sicuramente diverso, migliore, perché le ambientazioni sono semplici ma belle (difficile però fare male coi deserti), Mastandrea fa il suo lavoro egregiamente ed è contornato da attori che sono degni, soprattutto la Poesy (Harry Potter, In Bruges), alcune situazioni strappano dei sorrisi allo spettatore, nonostante una parte tecnica e alcuni personaggi di contorno più sciatti (i militari e gli scienziati sembrano usciti da un film di Bud Spencer e Terence Hill).

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