Tumore al seno, la chemioterapia può essere evitata nel 70% dei casi

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Il test genetico sperimentato misura infatti, con un punteggio da 1 a 100, il rischio di recidiva a 10 anni, andando a individuare quali pazienti possono effettivamente trarre beneficio dalla chemio: le donne con punteggio basso (0-10) dovrebbero ricevere solo ormonoterapia, mentre quelle con punteggio più elevato dovrebbero sottoporsi sia alla chemio sia all'ormonoterapia.

La chemioterapia viene spesso utilizzata dopo l'intervento chirurgico per ridurre la possibilità che il cancro al seno si diffonda o ritorni. "Metà di tutti i tumori della mammella - spiega Joseph A. Sparano, condirettore della Ricerca Clinica presso l'Albert Einstein Cancer Center e Montefiore Health System di New York, oltre che vice-direttore del Gruppo di Ricerca sul Cancro ECOG-ACRIN, primo autore dello studio - esprimono recettori ormonali, sono HER2 negativi e non hanno dato metastasi linfonodali".

"La chemio può essere evitata nel 70 per cento delle pazienti con cancro iniziale, limitandola a quel 30 per cento per il quale porterà beneficio".

Prima che, da un team di ricercatori dell'Albert Einstein Cancer Center di New York, venisse sviluppato questo test, c'era incertezza su quale fosse la giusta terapia per le donne con punteggio intermedio (11-25).

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Il tumore al seno metastatico, detto anche carcinoma mammario IV stadio, è un tumore che dalla sua sede primaria - il seno - si è diffuso in altre parti del corpo distanti, attraverso le vie linfatiche e i vasi sanguigni.

I dati presentati al più grande incontro mondiale di medici e scienziati oncologici a Chicago mostrano che queste donne hanno gli stessi tassi di sopravvivenza con o senza chemio. Lo studio, spiega Scambia, "ha dimostrato che nel caso di pazienti con tumore ovarico avanzato, il ricorso alla chirurgia, che può avere effetti secondari, non è l'opzione primaria più adatta". I linfociti T della donna sono stati in grado di eliminare completamente il tumore e tutte le metastasi, offrendole una chance di cura laddove tutte le terapie convenzionali somministrate precedentemente avevano fallito. "Infatti, in un periodo di follow-up dello studio di 7,5 anni, si è evidenziato che la sola ormonoterapia non era meno efficace della chemio più ormonoterapia, nelle pazienti con punteggio 11-25, in termini di sopravvivenza e ricomparsa della malattia".

Il risultato, dicono i ricercatori, "avrà un impatto immediato, risparmiando a migliaia di donne gli effetti collaterali della chemioterapia". La paziente è da due anni libera da malattia. "Poter evitare la chemioterapia significa - rileva Cognetti - meno tossicità, meno effetti collaterali, maggiore salvaguarda della fertilità. Al momento costa circa 3mila euro anche se si va verso degli accordi delle Regioni con l'azienda per ridurne il prezzo". La cura per il tumore al seno potrebbe non risiedere più nella chemioterapia. Certo, in Italia il test potrebbe essere ancora proibitivo.

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