Israele approva legge su Stato nazione del popolo ebraico

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Un altro passaggio del provvedimento, che avrà valore di norma costituzionale - si legge su 'Haaretz' - afferma che lo Stato "considera lo sviluppo degli insediamenti ebraici un valore nazionale e ne incoraggerà e promuoverà la creazione e il consolidamento".

Nella versione precedente, il disegno di legge menzionava la possibilità di creare località riservate esclusivamente agli ebrei, che escludevano i cittadini arabi israeliani, che costituiscono il 17,5% del totale della popolazione israeliana. "Abbiamo incastonato in una legge il principio base della nostra esistenza". Il diplomatico aveva detto che la norma "puzzava di razzismo" e avrebbe potuto danneggiare la reputazione internazionale di Israele. La legge è stata votata da 62 parlamentari su 120, in prevalenza rappresentanti della destra religiosa a sostegno del governo conservatore di Benjamin Netanyahu.

Benny Begin, figlio dell'ex primo ministro israeliano che fondò il Likud (partito di governo guidato da Netanyahu), ha mostrato le sue perplessità sulla legge. "Discrimina i cittadini arabi e la minoranza araba con articoli razzisti, soprattutto quelli che riguardano le colonie ebraiche e il declassamento dell'arabo". La clausola più controversa, che sembrava aprire la strada alla creazione di comunità segregate per nazionalità o religione, è stata rimossa dalla legislazione all'inizio di questa settimana. Inoltre "l'intera Gerusalemme unita" è designata come capitale dello Stato.

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Punto secondo: non è vero che Di Maio punta a riaprire la gara, ma è vero che non accetta di chiudere alle condizioni di Calenda. Una linea, questa, che però si scontra con le carte dell'Anac che confermano le criticità segnalate dal vicepremier.

Gli arabi che risiedono nel paese hanno gli stessi diritti degli ebrei, ma hanno spesso denunciato di essere trattati come cittadini di seconda classe. Anche il presidente della Lista comune, Ayman Odeh, ha sollevato una bandiera nera durante il dibattito contro la Legge fondamentale.

Per il premier Benjamin Netanyahu il sì del Parlamento è un "momento decisivo" della storia dello Stato di Israele. Si tratterà, per molti, ancor più di un trattamento diverso - e peggiore - per chi ebraico non è, ora che lo stato ha anche deciso di eliminare l'arabo dalla propria lingua ufficiale. Egli ha sottolineato che aspettare l'aiuto di stati esteri o di organizzazioni non vale la pena. "La democrazia e l'uguaglianza, inclusi i diritti della minoranze, sono valori essenziali che definiscono le nostre società, devono essere a fondamento del partenariato con Israele e riteniamo debbano essere mantenute".

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