Morto Sergio Marchionne, il cordoglio negli stabilimenti Fca

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Il suo corpo sarà probabilmente cremato, ma non si sa né quando né dove. Ma non è escluso che si tenga invece a Chieti, dove 66 anni il manager nacque. È talmente vero che non sono mancate le polemiche nemmeno di fronte alla sua malattia. Il manager sarebbe stato poi portato in rianimazione, ma non dipendeva in maniera sistematica dalle macchine, che gli erano da supporto. Amato e odiato, Sergio Marchionne è stato senza dubbio un imprenditore a cui la città martire deve molto. Una situazione che nelle ha imposto a FCA e Ferrari di riunire lo scorso fine settimana i CdA per la nomina dei nuovi vertici.

Sembra quindi che l'ipotesi del tumore ai polmoni sia stata smentita. "Però non voglio in questo momento dare giudizi pro o contro quello che lui ha fatto, questo è il momento di pregare". L'altra grande banca italiana, Unicredit, definisce Marchionne in una nota, firmata dal presidente Fabrizio Saccomanni e dall'amministratore delegato Jean Pierre Mustier, "un uomo di grande umanità e con una straordinaria capacità di leadership e di visione".

"Ho parlato con Sergio poco prima che venisse operato ed era tranquillo. La sua vita era tutta lavoro e famiglia". Basti pensare che soltanto alla fine del 2017 l'indebitamento netto era di 2,4 miliardi e ora gli analisti concordano nel ritenere che si possa esser passati a un attivo di un paio di centinaia di milioni. Non c'era nulla di mondano in lui. "Poi ci siamo dati appuntamento per le vacanze, c'era un progetto per riunire tutta la famiglia".

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Molti tagliarono in quel punto, ma solo Massa si ritrovò nella situazione peggiore che gli costò la sanzione. Poi ci sono stati la pioggia, i temporali e tutto il resto.

"Un anno fa aveva smesso di fumare, sembrava che le sue condizioni di salute stessero migliorando".

Anche l'arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, ricorda Marchionne: "Sono stato a visitare la Maserati, lui è arrivato in elicottero con Elkann apposta per accompagnarmi nella visita alla fabbrica di Grugliasco". Avevano scelto di andare a Zurigo perché lì avrebbero avuto maggiore privacy. John Elkann, il presidente della holding Exor e di Fiat Chrysler, ha affidato a poche righe il suo pensiero: "E' accaduto, purtroppo, quello che temevamo. Non lo so, a volte penso che se non fossero andati in Svizzera forse sarebbe stato diverso... se si fosse fatto operare alle Molinette, qui in Italia...".

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