Multa a Google da 4,3 miliardi € per abuso su Android

Share

Nello specifico, l'accusa puntava il dito sulle restrizioni per la concorrenza e per la libertà degli utenti visto che Android prevede la presenza obbligatoria di alcune app come Chrome e che il suo motore di ricerca sia quello predefinito per le ricerche sul web.

La decisione prende in considerazione una parte fondamentale della strategia aziendale di Google negli ultimi dieci anni, mettendo fuori legge le restrizioni sul sistema operativo Android che presumibilmente imponeva il suo dominio nella ricerca online nel momento in cui i consumatori passavano dal desktop ai dispositivi mobili. È questa la risposta del CEO Sundar Pichai, pubblicata sul blog ufficiale a stretto giro dalla notizia che l'Unione europea ha irrogato una maxi multa a Google da ben 4,3 miliardi di euro. La sanzione ammonta a quasi il doppio di quella già rilevante che la Ue inflisse a Google lo scorso anno: 2,4 miliardi di euro per aver favorito il suo servizio di comparazione di prezzi Google Shopping a scapito degli altri competitor.

L'Internet mobile, che costituisce oggi più della metà del traffico Internet globale, ha cambiato la vita di milioni di europei. "Ricorreremo in appello contro la decisione della Commissione", afferma un portavoce di Google, Al Verney.

Non escludo il veto sulle sanzioni alla Russia
Se non ci saranno risposte dai partner, in queste condizioni ai 450 non sarà consentito di sbarcare. A salire ancora una volta sulle barricate è il ministro dell'Interno Salvini che attacca Malta .

Sostanzialmente secondo il CEO del colosso di Mountain View "se i produttori di smartphone e gli operatori di rete mobile non potranno più includere le nostre applicazioni sulla loro vasta gamma di dispositivi, ciò sconvolgerà l'equilibrio dell'ecosistema Android [.] ‎Finora, il modello di business Android ha fatto sì che non dovessimo far gravare sui produttori di smartphone i costi della nostra tecnologia, riuscendo così a non dipendere da un modello di distribuzione strettamente controllata". "Agendo in questo modo - continua - Google ha utilizzato Android come strumento per consolidare la posizione dominante del proprio motore di ricerca".

Il caso è aperto da aprile 2015, quando Bruxelles avviò l'indagine che l'anno successivo portò all'accusa formale: Google obbliga i produttori di smartphone e tablet a pre-installare Play Store (l'app store di Google), il quale può essere scaricato solo attraverso Google Search, il quale a sua volta può essere trovato solo con Google Chrome.

Google ricava la maggior parte delle entrate dal motore di ricerca Google Search, che è il suo prodotto di punta.

Share