Tria: "Aggiustamenti strutturali forti rallentano l'economia"

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Tensione sui conti pubblici italiani ma il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, rassicura: "Non ci sarà una manovra correttiva". Il vicepresidente della Commissione Ue Dombrovskis è tornato sull'incontro di ieri e ha spiegato che "con Tria abbiamo parlato degli sviluppi economici e di bilancio" dell'Italia, dato che le previsioni pubblicate ieri "mostrano un rallentamento, e abbiamo menzionato le implicazioni sul bilancio, ma serve altro lavoro in questo campo sia per quest'anno che per la preparazione del progetto di legge di bilancio 2019".

Tria dovrà chiedere a Bruxelles maggiore flessibilità e ha riconosciuto che "in passato è stato concesso molto all'Italia per aumentare gli investimenti, ma poi si sono sempre ridotti nonostante la flessibilità ottenuta". "Quando ho detto che non ci sarà un peggioramento strutturale, significa porre dei limiti a quello che possiamo fare per non far rallentare la crescita". Il centro della manovra - ha sottolineato - è ribaltare la tendenza fino ad oggi di aumentare sempre la quota di spesa corrente a scapito della spesa per investimenti.

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Tornando al vertice Nato, al quale ha partecipato il premier Conte, quest'ultimo ha dichiarato che "l'Italia ha ereditato degli impegni di spesa per quanto riguarda il contributo alla Nato che noi non abbiamo alterato". Nelle raccomandazioni specifiche per Paese di maggio scorso, la Commissione ha chiesto a Roma "uno sforzo strutturale di almeno lo 0,3% del Pil nel 2018, senza alcun margine aggiuntivo di deviazione sull'anno". La misura e i tempi dell'aggiustamento strutturale sono le uniche cose in discussione, ma non è in discussione il fatto che si consegua una manovra di aggiustamento strutturale. Il ministro ha spiegato che "il problema non è che l'Italia non riesce a farlo" un eventuale aggiustamento da 0,6% richiesto dalle regole, perché "si può fare tutto".

"Il problema è che in un momento di rallentamento dell'economia non si possono fare aggiustamenti troppo forti, che rischiano di essere prociclici, nel senso di accentuare il rallentamento dell'economia".

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