Febbre del Nilo: come si diffonde, come si contrae, come curarsi

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Due giorni fa era morto un 77enne Ferrarese: l'uomo, che aveva già dei problemi cardiorespiratori, è deceduto al Policlinico di Cona (Ferrara) dopo aver contratto il virus West Nile trasmesso da una zanzara infetta.

L'anziano è stato ricoverato il 24 luglio e le sue condizioni sono rapidamente peggiorate, fino alla diagnosi di una meningoencefalite da West Nile. Il virus West Nile conosciuto anche come virus del Nilo occidentale è un virus che solo accidentalmente potrebbe infettare l'uomo. Altri mezzi di infezione documentati, anche se molto più rari, sono trapianti di organi, trasfusioni di sangue e la trasmissione madre-feto in gravidanza.

"Complessivamente in Italia, dal 2008 al 2017 sono stati notificati oltre 247 casi umani autoctoni di malattia neuro-invasiva da West Nile, da 9 Regioni (Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia-Romagna, Basilicata, Puglia, Sicilia e Sardegna) - si legge nel Piano - e 8 casi confermati importati. - è l'unica regione d'Italia a monitorare sistematicamente la diffusione del virus diffuso dalla zanzara Culex, per questo si segnalano più casi rispetto alle altre regioni". Il periodo di incubazione dal momento della puntura della zanzara infetta varia fra 2 e 14 giorni, ma può essere anche di 21 giorni nei soggetti con deficit a carico del sistema immunitario.

I sintomi decisamente più gravi, invece, si presentano in pochissimi soggetti: parliamo di 1 persona su 150.

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Se la patologia è particolarmente insidiosa "per i soggetti fragili, la raccomandazione valida per tutti è quella di difendersi dalle zanzare: con barriere fisiche, come le zanzariere o gli abiti chiari che coprono gli arti, ma anche utilizzando repellenti ed evitando l'acqua stagnante nei sottovasi o nelle fontane". I sintomi più severi si presentano invece in meno del'1% delle persone che risultano infettate e consistono in febbre elevata, mal di testa molto forte, debolezza muscolare, disturbi visivi, tremore torpore e convulsioni fino a paralisi e coma. "Alcuni effetti neurologici possono però essere permanenti e nei casi più gravi (circa 1 su mille) il virus può causare un'encefalite letale".

La diagnosi viene prevalentemente effettuata attraverso test di laboratorio (Elisa o Immunofluorescenza) effettuati su siero e, dove indicato, su fluido cerebrospinale, per la ricerca di anticorpi del tipo IgM. Nella maggior parte dei casi i sintomi scompaiono da soli dopo alcuni giorni o al massimo qualche settimana, si consiglia sempre un consulto dal proprio medico di famiglia.

Nel caso ci si dovesse ammalare, non esiste una terapia specifica per la febbre West Nile. Per quanto riguarda le situazioni più gravi è necessario il ricovero in ospedale. Il principale accorgimento è quindi ridurre l'esposizione a possibili punture di zanzare.

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