Foodora lascia l’Italia: adesso è in cerca di compratore

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"Anche se questo ha un impatto sui nostri conti".

Si svelano i veri timori di Foodora in Italia. Il governo ha ingaggiato le piattaforme di food delivery in una trattativa che dovrebbe condurre ad una regolazione più stringente sul piano delle tutele. E' il caso di Foodora che, dati i diversi ostacoli e il mercato di 2 miliardi (con molta concorrenza), ha deciso di lasciare l'Italia. Delivery Hero, la società tedesca proprietaria del marchio leader nel food delivery, mette così in vendita il brand delle pettorine fucsia per concentrarsi su mercati più redditizi. Almeno ufficialmente l'uscita di Foodora dall'Italia (ma anche dall'Australia, dall'Olanda e dalla Francia) è motivata dalla necessità di puntare su mercati in magg-iore crescita che garantiscono migliori condizioni di sviluppo.

"La strategia di Delivery Hero - spiega il co-fondatore di Foodora, Emanuel Pallua -, è quella di operare in modo economicamente efficiente, con focus su crescita e posizione di leadership in tutti i mercati in cui opera". Il decreto ha poi eliminato la parte sui rider e Di Maio aveva avviato un tavolo con i gruppi del settore con l'obiettivo di arrivare a un contratto nazionale.

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Al secondo e terzo posto troviamo rispettivamente il Lazio (circa 71mila) e la Campania (circa 65mila). In Campania congelati circa 107mila atti, la cui notifica riprenderà normnalmente a settembre.

La società, che ha sede a Berlino, si concentrerà maggiormente sul mercato tedesco, dove aumenterà gli investimenti per battere il rivale olandese takeaway.com. Inoltre, come riporta il Sole 24 Ore, Delivery Hero non riuscirà a raggiungere il break even (il punto di pareggio in cui i costi sono uguali ai ricavi) a livello mensile entro il 2018 e quello annuale nel 2019.

"Per quanto riguarda l'Italia, siamo consapevoli dei risultati raggiunti finora per cui stiamo valutando possibili acquirenti". E il titolo ha già perso fino all'8% alla Borsa di Francoforte. Ad essere interessati all'operazione potrebbero essere proprio i servizi di consegna concorrenti, da Deliveroo a Glovo, che in questo modo riuscirebbero a consolidare la propria fetta di mercato italiana.

"Come primo atto da ministro - ricorda Di Maio - ho subito incontrato i riders e con loro abbiamo portato avanti un tavolo con i loro datori di lavoro, ossia le piattaforme digitali che si occupano di fare le consegne a domicilio". La vendita di Foodora non riguarderà il marchio e la base rider, ma soltanto la base clienti e i contratti con i ristoranti Foodora. "La nostra principale priorità è assciurare un futuro di successo anche con una nuova proprietà".

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