Rai. Vigilanza scrive al CDA. Indichi nome presidente, niente nomine

Share

Nell'ambito dei poteri di direttiva, indirizzo e vigilanza che competono alla Commissione, a partire dalla legge istitutiva n. 103 del 1975 e confermati nella successiva evoluzione legislativa fino, da ultimo, alla legge n. 220 del 2015, sentito l'Ufficio di Presidenza, le rappresento alcune specifiche indicazioni. "Questo consiglio, vista anche la situazione inconsueta in cui si è venuto a trovare, è particolarmente scrupoloso nel rispettare norme e regolamenti". Il Consiglio di amministrazione della Rai in questa fase, senza la nomina di un presidente, può esercitare le proprie funzioni finalizzate "all'esclusivo compimento degli atti di ordinaria amministrazione, strettamente necessari per la funzionalità dell'Azienda, dei quali la Commissione chiede di essere tempestivamente e preventivamente informata".

"Il no alla proposta di nominare Riccardo Laganà, consigliere eletto dai dipendenti, è la prova che l'obiettivo non è mettere l'azienda in condizione di operare, ma solo occuparla", rileva il sindacato dopo che l'ultima riunione del Consiglio si è chiusa senza aver individuato il presidente. "Si ricorda invece l'urgenza e si sollecita l'adozione della nuova delibera di nomina del Presidente". "Il tema è che per eleggere il presidente della Rai ci vogliono due terzi delle forze politiche della commissione di Vigilanza - ha detto Di Maio dopo la bocciatura della nomina di Marcello Foa al settimo piano di Viale Mazzini -". Per quanto riguarda il presidente "non si riesce a nominarlo - ha aggiunto - perché non cediamo alle logiche di lottizzazione politica". "Finche' non si trova un'intesa tra i gruppi e' inutile rimandare un nome".

Moto Gp Brno, Valentino: "Non sono contento: volevo il podio"
Oggi c'era anche una nuova carena, ma non sembra aver cambiato troppo la situazione: "Abbiamo provato una carena nuova, che è un po' diversa, pensata per far impennare meno la moto.

E quanto, infine, al consigliere anziano Marcello Foa, i rappresentanti dei giornalisti italiani rilevano: "La sua presunzione di continuare a svolgere un inesistente ruolo di coordinatore è un atto di arroganza e di prepotenza nei confronti di quanto votato e scritto dal Parlamento".

Non mancano le polemiche sulla piena operatività del Cda, con il senatore del Partito Democratio che, come riporta Repubblica, ha replicato a Di Maio: "Di Maio sbaglia". "Se il Pd vuole nei fatti il bene della Rai abbassi i toni e rispetti i ruoli - hanno spiegato i deputati Massimiliano Capitanio e Paolo Tiramani, segretario e capogruppo in Commissione Vigilanza - aiutandoci a voltare pagina dopo la disastrosa gestione renziana", concludono gli esponenti leghisti.

Share