Caos Libia, l'Onu annuncia l'accordo per il cessate il fuoco

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Il bilancio degli scontri tra milizie armate nella capitale diffuso dal ministero della salute libico conta 47 morti e 129 feriti in 8 giorni l'ultimo bilancio diffuso dal ministero della Salute libico. Nel tentativo di porre un freno alle violenze e ristabilire l'ordine, al-Sarraj ha dichiarato lo stato di emergenza e richiesto l'intervento della Forza anti terrorismo di Misurata.

Nella serata di lunedì 3 settembre Maria Ribeiro, coordinatrice dell'ufficio per gli affari umanitari delle Nazioni Unite in Libia, ha scritto su Twitter che "le vittime civili a Tripoli sono ora 19, comprese donne e bambini". È un lavoro che i nostri uomini e le nostre donne portano avanti da tempo in Libia, e che in queste ore - come potete immaginare - si sta intensificando. Da quando l'esecutivo è entrato in servizio a marzo del 2016, la sicurezza sua e quella di Tripoli dipendono da milizie. Sono stati sparati anche razzi. Come descritto da Wolfram Lacher e Alaa al-Idrissi in un report pubblicato The Small Arms Survey, tali milizie gestiscono infatti buona parte delle istituzioni e controllano nodi importanti nella capitale quali, ad esempio, le banche, fornendo loro sicurezza in cambio di importanti compensi. La notizia è stata confermata dalla National Safety Authority libica, che ha fatto sapere che i camion dei pompieri si sono diretti sul posto per domare le fiamme, la cui origine è ancora ignota. All'origine dell'attacco vi è dunque la necessità di superare questa situazione di marginalità che ostacola le attività della milizia stessa e ne penalizza il posizionamento sullo scacchiere interno.

Lula non può essere candidato
Ora il Pt si vede costretto a sostituire Lula con il candidato alla vice presidenza, l'ex sindaco di San Paolo Fernando Haddad . Se si votasse oggi e potesse correre: Lula risulterebbe certamente il più votato dai brasiliani, secondo tutti i sondaggi.

Le milizie sono riuscite in questi giorni ad assumere il controllo di alcuni quartieri situati nella zone sud di Tripoli. Null'altro. E nulla più, se non le "patate bollenti"... In Libia non si gioca una guerra ideologica - i radicali sono egualmente distribuiti in ogni campo - ma un conflitto di potere, perciò serve pazienza e tanto realismo.

Anche gli attori esterni stanno contribuendo in maniera rilevante al protrarsi del caos nel paese. Il generale Khalifa Haftar, l'uomo che comanda sulla Cirenaica, che ha accanto Emirati Arabi Uniti ed Egitto e che avrebbe la Francia come sostenitore, punta sulla capitale che finora era territorio di Sarraj e della coalizione di unità nazionale, il governo riconosciuto all'estero. Perché politicamente la Libia, un paese spaccato in tre, è ancora fragile. In questo contesto, la Francia si è dimostrata particolarmente attiva, nonostante le sue azioni destino forti perplessità. Un riferimento, in particolare, alle riunioni promosse dal presidente Emmanuel Macron a La Celle-Saint-Cloud, vicino Parigi, nel luglio 2017, e all'Eliseo nel maggio scorso e a cui sono stati invitati tutti i partner coinvolti nella risoluzione della crisi libica, Italia inclusa.

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