Il referendum in Macedonia è stato un flop

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La grande santa era di etnia albanese, secondo gruppo della Macedonia in quanto supera il 25 per cento della popolazione che complessivamente sfiora i 2 milioni 200 mila abitanti. Per la Grecia chiedere di 'doppiare' il nome per indicare la vicina repubblica slava equivale a una usurpazione culturale. Il leader dei nazionalisti del Vmro-Dpmne, Cristian Mickoski, ha affermato "che l'accordo sul nome non ha avuto il semaforo verde ma è stato fermato dalla gente".

Zaev si è detto ottimista sull'esito della consultazione e su un successo del si', che consenta al Paese di procedere spedito verso l'integrazione in Ue e Nato.

Il Ministro della Difesa Radmila Shekerinska ha osservato che la decisione sul futuro del paese è stata presa dai cittadini votanti, molti dei quali hanno "appoggiato la Macedonia Europea". Ma non è certo mistero che per Mosca la Macedonia "slava" è importante sia dal punto di vista strategico per il posizionamento nei Balcani sia simbolico: erano macedoni di Salonicco i monaci Cirillo e Metodio, creatori del primo alfabeto slavo.

Il quesito referendario non si rifaceva direttamente al cambio del nome, ma recitava: "Sei favorevole a entrare nella NATO e nella Unione Europea, e accetti l'accordo tra Repubblica di Macedonia e Grecia?".

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Quando è partita Anna ero a tutta e non sono riuscita a seguirla. "Al penultimo giro sono iniziati i crampi, mi sono detta 'resisti un altro po', magari serve".

Non raggiunge l'affluenza minima del 50% il referendum (consultivo e non vincolante) in Fyrom per avallare il cambio di nome e il nulla osta di Atene all'igresso di Skopje in Ue e Nato. E non esclude elezioni anticipate. Per cui all'interno del paese ha trovato fiato la posizione espressa dal presidente Gjorgji Ivanov che, assieme all'opposizione, ha toccato il tasto della svendita parlando di "suicidio politico".

Il premier Zaev esce indubbiamente indebolito.

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