Khashoggi "è stato torturato e fatto a pezzi ancora vivo"

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Jamal Khashoggi, il giornalista saudita scomparso 13 giorni fa dopo l'ingresso nel consolato del suo Paese a Istanbul, sarebbe stato torturato, decapitato e poi fatto a pezzi.

Una cosa è certa: Riad non rimarrà certamente con le mani in mano, se gli Stati Uniti imporranno sanzioni nei suoi confronti, per i sospetti sul ruolo che ha ricoperto nella scomparsa del giornalista saudita Jamal Khashoggi. Altri 3 sospettati sarebbero invece collegati alla scorta che si occupa della sicurezza del principe.

Il New York Times ha confermato l'identità di nove persone nel gruppo il 16 ottobre, aggiungendo che almeno quattro di loro facevano parte dell'entourage dei viaggi all'estero del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. È questa la ricostruzione fatta fatta dal quotidiano filo-governativo turco Yeni Safak, che sostiene di essere in possesso di alcuni audio registrati all'interno del consolato saudita dove lo scorso 2 ottobre si sono perse le tracce dell'editorialista del Washington Post, al centro di un caso internazionale, che proverebbero le atrocità da lui subite.

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Un'agonia durata 7 atroci minuti, durante i quali a Jamal Khashoggi sarebbero state tagliate le dita, prima di sedarlo, decapitarlo e smembrarlo. "Fatelo fuori di qui, o mi metterete nei guai", si sentirebbe dire dal console Mohammed al-Otaibi, che martedì pomeriggio ha lasciato Istanbul per rientrare in patria.

Consegnati al giornale turco Sabah tre minuti dell'audio che proverebbe l'uccisione del giornalista saudita nel consolato arabo di Istanbul. Khashoggi sarebbe stato portato dall'ufficio del console in uno studio adiacente e steso su un tavolo. Poi - rispondendo a una domanda in sala stampa - ribadisce la necessità a che i rapporti economici e diplomatici con Riad restino buoni a prescindere: "Abbiamo bisogno dell'Arabia Saudita in termini di lotta al terrorismo, di tutto quello che sta accadendo in Iran e in altri posti", ha concluso. La lunga giornata di ieri ha visto da un lato l'incontro "pacifico" tra Mike Pompeo, inviato di Trump, e il Re Salman con annesso vertice anche con il vero indiziato dell'intera operazione anti-Khashoggi, il principe ereditario Mohammed Bin Salman. Anche alla Cnn tre fonti vicine alla vicenda avvalorano la tesi dell'interrogatorio organizzato dagli 007 sauditi, vicini al principe ereditario. "Se vuoi continuare a vivere quando torni in Arabia, stai zitto", gli risponderebbe uno dei killer. "Spero che il re e il principe ereditario non sapessero". "La visita programmata in Medio Oriente è stata rinviata", ha detto un portavoce del Fmi senza specificare se la scelta sia legata al caso del commentatore inviso alla monarchia saudita.

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