Medicina, caos numero chiuso Prima l'abolizione, poi lo stop

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Sorpreso ma non deluso il ministro Bussetti che, insieme al ministro della Salute Giulia Grillo, è ritornato sulla decisione del governo specificando che lo scopo è di "aumentare gli accesi e i contratti delle borse di studio per medicina".

La misura, secondo la nota di Palazzo Chigi, è contenuta nella Legge di Bilancio che il governo ha approvato.

"In merito al superamento del numero chiuso per l'accesso alla facoltà di Medicina, la Presidenza del Consiglio precisa che si tratta di un obiettivo politico di medio periodo per il quale si avvierà un confronto tecnico con i Ministeri competenti e la Conferenza dei Rettori delle università italiane (CRUI), che potrà prevedere un percorso graduale di aumento dei posti disponibili, fino al superamento del numero chiuso".

Quest'anno ci sono stati 67mila candidati in tutta Italia per 10mila posti.

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L'abolizione del numero chiuso in Medicina "è un dispetto agli studenti e ai cittadini" afferma Andrea Lenzi, ex presidente del Consiglio Universitario Nazionale e attuale presidente del Comitato nazionale dei Garanti per la Ricerca del Miur e del Comitato di Biosicurezza e Biotecnologie della Presidenza del Consiglio.

Enrico Gulluni, coordinatore nazionale dell'Unione degli Universitari, aveva dichiarato subito dopo la notizia: "Il governo continua a parlare per slogan e a fare una continua campagna elettorale anche sulle manovre della legge di bilancio". In mattinata è arrivata però la smentita ufficiale: il test non deve essere abolito ma solo ripensato. I giovani laureati in medicina che non entreranno nelle scuole di specializzazione dovranno per forza di cose cercare lavoro all'estero.

Nel comunicato sull'approvazione della Legge di Bilancio 2019, diffuso dal Ministero nella giornata di ieri, è comparsa una nota in cui si confermava l'abolizione del test d'ingresso a numero chiuso di Medicina. "Si torna indietro di 30 anni - dice Zuccarelli - Noi abbiamo bisogno di più specialisti e più medici di Medicina Generale". Si reintroduce poi "l'incompatibilità tra la carica di commissario alla Sanità e ogni incarico istituzionale presso la regione soggetta a commissariamento". Per smaltire le attese in sanità "si interviene per ridurre drasticamente le liste d'attesa con lo stanziamento, tra l'altro, di un fondo da 50 milioni per le regioni per gli interventi di abbattimento delle liste d'attesa", riporta il documento. Inoltre, con l'istituzione del Centro unico di prenotazione (Cup) digitale nazionale, "si potrà monitorare quando effettivamente sono stati presi gli appuntamenti, in modo da evitare - sottolinea il comunicato - possibili episodi fraudolenti di indebito avanzamento nelle liste d'attesa".

Il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Giuseppe Conte, ieri sera ha approvato anche il decreto-legge che introduce disposizioni per la deburocratizzazione, la tutela della salute, le politiche attive del lavoro e altre esigenze indifferibili.

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