Messico: migranti, 5.000 in marcia diretti verso gli Usa

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Non lascia spazio a dubbi l'ambasciatrice Usa presso la Nato, Kay Bailey Hutchison. "Noi il trattato lo abbiamo onorato, ma la Russia sfortunatamente no, così porremo fine all'intesa". Lo statunitense si tratterrà tre giorni per discutere di stabilità strategica riguardo a Ucraina, Siria, Nord Korea e Afghanistan e si prevede che chiederà di organizzare un summit tra USA e Russia.

Gli Stati Uniti vogliono nuovo accordo con Russia e Cina, ha aggiunto il presidente, spiegando che senza una nuova intesa gli Usa svilupperanno nuovi armamenti.

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Sottoscritto nel 1987 dagli Stati Uniti e dall'Unione sovietica, i cui presidenti all'epoca erano Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov, è stato una delle pietre miliari del disgelo che ha portato alla fine della Guerra Fredda. "I vecchi accordi sul disarmo non devono assolutamente essere infranti. Sarà così? No", ha affermato una fonte autorevole del ministero degli esteri a Ria Novosti. Poi l'affondo del vice ministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov, citato dall'agenzia Tass: "L'incapacità e la mancanza di volontà di avere con noi un rapporto costruito su basi solide incoraggiano la leadership del Paese a decidere per un ritiro formale". Si riapre anche la questione dei missili a media gittata che a suo tempo provocò molte dispute fra Russia e America. "Sono anni che la Russia viola l'accordo", ha detto Trump ai giornalisti a margine di un comizio ad Eiko, in Nevada, "non permetteremo più che fabbrichino armi nucleari mentre a noi non è permesso". A differenza di quanto successo in passato con carovane simili, anzi, il numero di migranti in cammino verso gli Stati Uniti sta aumentando di giorno in giorno, probabilmente a causa dell'attenzione mediatica che il loro viaggio sta ricevendo. Riunitisi in un parco della città messicana Chiudad Hidalgo, hanno votato per alzata di mano. Gli americani non hanno intenzione di portare la questione sul tavolo dell'incontro previsto tra Trump e il suo omologo cinese Xi Jinping a latere del prossimo summit del G20: quello è considerato un faccia a faccia quasi personale tra capi di stato, che servirà a ricreare un minimo di reciprocità in questa delicata fase dei rapporti, in cui oltre ai dazi, gli americani attaccano il Dragone su tanti piani, dalle pretese di Pechino sul Mar Cinese alle denunce per le politiche aggressive e settarie nello Xinjiang; intensificano le attività di controspionaggio, anche col supporto di partner internazionali; appoggiano Taiwan; muovono anche con gli alleati dinamiche per mettersi di traverso rispetto agli interessi cinesi.

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