Nobel per la Pace 2018 a Nadia Murad e Denis Mukwege

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Un Premio Nobel non basato su principi astratti, ma su fatti - emergenziali - concreti e sulle azioni che si possono (si devono) attuare per evitare che possano accadere nuovamente. Murad e Mukwege sono stati premiati per "i loro sforzi volti a mettere fine all'uso della violenza sessuale come arma da guerra e di conflitto armato" ha spiegato il Comitato norvegese per il Nobel, sottolineando come Murad abbia dimostrato "un coraggio fuori del comune nel raccontare le proprie sofferenze" di vittima di stupro e altri abusi per mano dello Stato Islamico. "Mukwege - prosegue Tajani - è un uomo di pace e giustizia, un faro dell'umanità nei nostri tempi difficili, ha coraggiosamente denunciato la violenza sessuale come arma di guerra".

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Spero li aiuti avere accanto uno che alle autostrade ci è arrivato dopo provinciali, statali e sentieri sconosciuti. La band e' reduce da un concerto da 13mila presenze in Piazza Maggiore a Bologna .

Sono il ginecologo congolese Denis Mukwege e la testimone yazida Nadia Murad i vincitori del premio Nobel per la pace 2018. Qui lo stupro è una strategia - come ha spiegato lo stesso Mukwege - "riti" perpetrati per distruggere il tessuto sociale nei villaggi e nelle comunità, per destabilizzare il sistema e terrorizzarlo. E l'allora segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, aveva definito ciò che è accaduto in Congo "un genocidio sessuale". Nell'annuncio della premiazione si legge: "È vittima di crimini di guerra". E l'invito a "prendersi cura delle molte vittime che ancora attendono di affrontare i traumi per gli abusi subiti". Mpaliza è soprannominato 'Peace Walking Man', perché con marce in Italia e in tutta Europa sensibilizza studenti, opinione pubblica ed istituzioni sui conflitti che da più di 30 anni devastano il paese dei Grandi Laghi, causati da numerosi gruppi ribelli, anche per lo sfruttamento del ricco sottosuolo, a scapito dei diritti umani e della dignità del popolo congolese. "La protezione e la prevenzione della violenza passa attraverso una diversa consapevolezza degli uomini e delle donne". I miliziani massacrarono centinaia di persone che abitavano a Kocho, la cittadina di Murad: presero in ostaggio le donne più giovani, che poi furono vendute come schiave. Quest'ultimi sono spesso costretti dai signori della guerra a rompere il legame familiare violentando anche la madre o le sorelle. E' quanto afferma Michelle Bachelet, Alto commissario dell'Onu per i diritti umani.

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