Sant'Arpino, madre e figlio tornano dal Bangladesh e vengono ricoverati per colera

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Lo scrittore Maurizio De Giovanni commenta così il titolo di apertura del quotidiano Libero, "Torna il colera a Napoli", incentrato sul caso della malattia infettiva che ha colpito mamma e figlio originari del Bangladesh di ritorno da un viaggio nella loro terra. Io non riesco a immaginare che si possa andare in edicola e tirare fuori anche 10 o 20 centesimi, per comprare un giornale del genere. In Italia l'ultima importante epidemia di colera risale al 1973 in Campania e Puglia. "È l'esempio di come non si fa giornalismo", ha scritto su Facebook il presidente Ottavio Lucarelli.

In parole povere Napoli c'entra poco o nulla, però l'occasione era oggettivamente troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire: da un lato la sottolineatura dell'associazione colera-Napoli, tanto cara ai sostenitori dello "sfottò" da stadio per eccellenza (del resto mille persone in ospedale e una ventina di morti, nel '73, costituiscono un argomento tutto da ridere), dall'altro la simpatica tesi (il timore è un po' quello di quando si portano in casa animali randagi) dell'immigrato che porta malattie. Attualmente, entrambi i pazienti sono in condizioni stazionarie. Poche ore dopo il ricovero, i medici del Cotugno rassicurano che "la situazione è sotto controllo" e l'Istituto superiore della sanità sottolinea che "essendo due casi di importazione, il rischio di diffusione non c'è".

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Continua la caduta di Tim (-2%) ormai a un soffio dai minimi storici toccati nell'estate 2013. L'indice Ftse Mib ha segnato -0,49% a 20.609,99 punti, l'All Share -0,42% a 22.820,67 punti.

"La situazione sanitaria allo stato e' sotto controllo sia dal punto di vista clinico sia epidemiologico trattandosi di casi ad origine extranazionale".

Il sindaco di Sant'Arpino, Giuseppe Dell'Aversana, ha confermato i due casi di colera ed ha fatto sapere di aver parlato con i responsabili dell'Asl di Caserta che, al momento, non gli hanno fornito alcuna prescrizione. La presenza di colera in paesi poveri - ha ricordato Ippolito - è direttamente associata a un generale stato di povertà e di degrado con carenza di acqua potabile e a inadeguate condizioni sanitarie.

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