Brexit, ok a intesa dai ministri dell'Ue

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A fronte dei rischi posti da un'uscita 'no deal', il capo del governo Tory ha assicurato che l'accordo genererà "lavoro e prosperità" e che risponde all'obiettivo centrale del referendum, il controllo dell'immigrazione, senza però mettere a rischio i posti di lavoro. I puntini sulle 'i' arrivano oggi all'unisono da Michel Barnier come da Theresa May, nonostante le turbolenze politiche di Londra, mentre a Bruxelles i ministri del Consiglio affari generali dei 27 danno un via libera compatto - al di là di qualche riserva (senza veto) della Spagna sul dossier di Gibilterra - alla bozza d'intesa destinata, intoppi permettendo, a chiudere i conti sul passato. Mentre i negoziati si spostano d'ora in avanti sui contenuti con cui andrà riempita la dichiarazione allegata sulla 'cornice' delle relazioni future.

La May esclude dunque di dimettersi, dice di non esser distratta dagli "insulti" e stima anche che al momento non sia stato raggiunto il quorum di 48 deputati per rimettere ai voti la sua leadership nel Partito Conservatore. Per gli industriali, la cosa importante è evitare le incertezze generate da un 'no deal' e consentire al Regno Unito, dopo la Brexit, di passare alla fase di transizione, il previsto periodo di due anni, durante il quale verrebbero mantenute le condizioni commerciali con l'Ue e che Bruxelles propone a Londra di prorogare anche fino a quattro anni, ma a patto che continui a contribuire al bilancio dell'Unione. In seguito alle ultime due settimane di incontri, che hanno prodotto un documento unitario sulla linea ipotizzata dalla Premier britannica, vi è stato il sostegno dichiarato di tutti e 27 i rappresentanti degli altri stati dell'Unione.

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Resta alta la tensione in Gran Bretagna in vista dell'accordo sulla Brexit. E ha promesso che in futuro i migranti Ue "non salteranno più la fila" e che le aziende potranno scegliere manodopera qualificata dall'estero solo secondo "il merito".

Salvo sentirsi rispondere da Carolyn Fairbain, numero 1 della Cbi, che la fine della libertà di movimento produrrà comunque "uno scossone" sull'economia dell'isola. E che il governo farebbe bene a finirla con "la falsa scelta fra lavoratori stranieri ad alta e bassa qualificazione per puntare a un sistema migratorio basato sulla contribuzione: non sui tetti numerici".

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