Elezioni midterm 2018: Congresso spaccato in due, ma per Trump 'enorme successo'

Share

L'America si è recata alle urne in massa per le elezioni di metà mandato e stanotte i risultati Stato per Stato diranno se Donald Trump avrà ancora una maggioranza repubblicana in Congresso pronta a sostenere l'agenda dell'America First.

Oppure se i prossimi due anni di mandato, prima delle presidenziali del 2020, saranno da "anatra zoppa". Terzo: Trump si concentrerà di più sulla politica estera, settore in cui può prendere decisioni anche molto importanti senza dover passare dal Congresso. In Florida è stata approvata una legge che permetterà di restituire in maniera automatica il diritto di voto ai condannati che hanno scontato la propria pena. In molti auspicano quella "blue wave" che permetterebbe loro di riprendersi la Camera del Congresso e, con un po' di fortuna, anche il Senato.

I quali potrebbero, più prudentemente, creare delle commissioni d'inchiesta per fare luce sulle iniziative prese dall'amministrazione Trump o che riguardano direttamente il presidente.

Con tutta la sua imprevedibilità e la sua politica di continue impressioni e sensazioni, che sembrano spesso poco razionali, Trump ha di fatto imposto una leadership che prima si è posta come anti-sistema, poi ha affrontato questioni geopolitiche in modo totalmente nuovo nei confronti dell'Europa in particolare.

Fin dal primo mattino lunghissime ovunque le file ai seggi, a dimostrazione che l'appello ad andare a votare, ossessivamente rivolto dall'una e dall'altra parte nel finale di campagna elettorale, è stato preso alla lettera.

Le elezioni statunitensi di metà mandato si sono concluse con una vittoria del Partito Democratico: non una vittoria travolgente, non un clamoroso ripudio del presidente Trump e delle sue politiche, ma comunque una vittoria.

Lele Mora smentisce Fabrizio Corona: ‘tra di noi ci fu sesso’
Mantengo due figli da sola, sto pagando un mutuo e sto passando un momento di difficoltà economica . Non riesco a non pensare che dietro ci sia un 'movimento' contro di me che viene da lontano.

Nella notte si contano i voti. I democratici hanno riconquistato la Camera per la prima volta in otto anni, strappando 24 seggi ad altrettanti repubblicani.

A tal proposito, ci sono alcune cocenti sconfitte per i democratici, ma anche per i repubblicani.

Tra le sfide più appassionanti quella in Texas dove per il Senato il repubblicano Ted Cruz ha battuto sul filo di lana il democratico Beto O'Rourke. Ma la divisione del paese, la solidità della maggioranza al Senato e, di fatto, il non sfondamento reale dei democratici se non nel consenso, per il voto degli Stati costieri molto popolati, non dovrebbero procurare ripercussioni notevoli nella linea della Casa Bianca.

"Oggi diciamo basta, ne abbiamo abbastanza", ha twittato Hillary Clinton, sintetizzando lo stato d'animo e l'ottimismo di tanti democratici. Incurante, fa osservare qualcuno, degli scongiuri di molti.

In palio c'erano 435 seggi della Camera e 35 dei 100 seggi del Senato. La seconda con George W. Bush nel 2002, quando i Gop vinsero 10 seggi (8 alla Camera e 2 al Senato) cavalcando la sua crescente popolarità dopo l'11 settembre. Oltre ad alcuni governatori: in Illinois, Kansas, New Mexico e Michigan, dove governavano i Repubblicani, hanno vinto i candidati dem. Come spiegavamo, fra quei 50-55 milioni di votanti si nascondevano anche molti trumpiani reticenti, le riserve del 2016 che hanno aiutato il presidente a contenere i danni, in gran parte grazie al suo mitragliamento continuo.

I risultati che arrivano dal Senato confermano che all'onda blu delle vittorie dei democratici i repubblicani al Senato rispondono con un muro rosso, con l'immagine che aveva usato nei giorni scorsi il vice presidente Mike Pence.

Share