In Veneto ed in Emilia Romagna è allarme da batterio chimaera

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L'inchiesta dovrà accertare non solo le responsabilità dell'azienda ospedaliera, ma anche se il dispositivo fornito dalla Sorin era "difettoso" all'origine, se cioè dentro le cannule per la circolazione extracorporea si fossero già annidati batteri. E se in Veneto ed Emilia si sono verificati casi di infezione, per fortuna non si registrano situazioni simili nel bresciano. È quello che cercheranno di dimostrare gli inquirenti e i tecnici specializzati che in giornata hanno effettuato ispezioni in tutte le cardiochirurgie del Veneto, su ordine della Regione governata da Luca Zaia. Controlli che in particolare si stanno concentrando su una ventina di macchinari sui 29 totali presenti sul territorio regionale, 5 dei quali già dismessi perché vecchi. E' da qui che parte l'indagine della Regione sulle Unità Sanitarie dopo la denuncia dei parenti dell'anestesista vicentino 66enne morto il 2 novembre scorso, presumibilmente a causa di un'infezione causata dal microbatterio "Chimera", che potrebbe essersi annidato in un macchinario per la circolazione extracorporea utilizzato durante gli interventi chirurgici.

La notizia delle indagini seguite alla morte di alcuni pazienti in Veneto a causa delle complicazioni derivanti dal batterio Mycobacterium chimaera che contaminerebbe le macchine cuore-polmone utilizzate nelle operazioni che riguardano il cuore, è una cronaca praticamente annunciata. Il macchinario in questione è il LivaNova Stockert 3T prodotto dalla LivaNova Deutschland GmbH. I decessi sospetti però sarebbero molti di più secondo l'interrogazione del Pd: "quattro nell'ospedale di Vicenza, una ciascuno a Padova e Treviso". Il procuratore aggiunto di Vicenza, Orietta Canova, ha detto: "Bisogna avere chiarissimo il quadro inerente il macchinario, il suo utilizzo e le comunicazioni in merito per capire se ci sono delle responsabilità".

Il Mycobacterium chimaera, infatti, è diffuso in natura e presente soprattutto nell'acqua potabile.

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Come spiega il Ministero della Salute, "il periodo di incubazione dopo l'esposizione al M. chimaera risulta lungo con una mediana di 17 mesi (range 3-72 mesi)". Non esiste una terapia stabilita e il tasso di mortalità è circa del 50 per cento. Il sito di produzione in Germania di tali dispositivi è stato indicato come probabile luogo di infezione, tuttavia non si può escludere altra possibile contaminazione nel luogo di utilizzo di questi dispositivi. Segni e sintomi sono generalmente aspecifici e comprendono affaticamento, febbre e perdita di peso.

Il Ministero della Salute, alcuni mesi fa, ha avviato un'attività di valutazione del rischio per l'Italia per emanare raccomandazioni specifiche.

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