"Lavoro nero nell’azienda di famiglia di Di Maio": l’inchiesta de Le Iene

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"Consegnerò a Filippo Roma i documenti su questa vicenda". E prova a mettere ordine dopo la tegola capitatagli sulla testa a causa della denuncia di Salvatore Pizzo, operaio dell'azienda di Antonio Di Maio, che attraverso Le Iene ha messo in evidenza la sua denuncia di aver lavorato in nero per quella ditta dal 2009 al 2010. Lo scrive Luigi Di Maio, vicepremier, capo politico del M5S e ministro dello Sviluppo economico, del Lavoro e delle Politiche sociali, sul suo profilo Facebook. E avrete visto anche la mia intervista. Di Maio nega ogni personale coinvolgimento, si dichiara all'oscuro dei fatti e promette di verificare immediatamente la veridicità delle affermazioni di Salvatore Pizzo. Sono contento che Salvatore - l'operaio - abbia trovato il coraggio di denunciare pubblicamente dopo 8 anni.

"Lavoravo in nero nell'azienda di famiglia di Di Maio". Nel corso del servizio Pizzo ha raccontato che all'epoca subì un infortunio mentre lavorava in cantiere e che il padre di Di Maio gli suggerì di non dire ai medici del pronto soccorso dove era avvenuto l'incidente per evitare che lui e l'azienda ricevessero controlli e sanzioni. "Mi consigliò di dire che mi ero fatto male in casa". I fatti, precisa il programma di Italia 1 nella puntata in onda questa sera, risalgono a un periodo antecedente di due anni a quando Luigi Di Maio è diventato proprietario al 50% dell'azienda di famiglia, impresa in cui lo stesso attuale vicepremier ha lavorato per un periodo come operaio. "Non c'è stato un bel rapporto per molto tempo, è migliorato negli ultimi anni".

"Il ministro del Lavoro e vicepremier Luigi Di Maio lotta contro il lavoro nero mentre la ditta di famiglia ha avuto lavoratori al nero?". A me non risulta ma il fatto è grave, non mi ricordo di questo operaio ma ce ne sono stati tanti. A quell'epoca avevo 24-25 anni, io nell'azienda di famiglia ho aiutato mio padre come operaio ma non gestivo le cose di famiglia. Sono sempre andato avanti nella convinzione che nella mia famiglia si rispettassero le regole, se è successo qualcosa sul luogo di lavoro con mio padrequesta persona ha il dovere di dirlo, non solo a voi ma a tutte le autorità. "Gli chiederò spiegazioni e vi farò sapere", era stata l'assicurazione data dal vicepremier. Sasà si rivolge alla Cgil, allora Antonio Di Maio gli fa un contratto di sei mesi poi lo licenzia di nuovo. Successivamente -continua Di Maio- gli fu corrisposto anche un indennizzo.

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