Mike Pence contro San Suu Kyi: "Sui Rohingya non avete scuse".

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Oggi, proviamo profondo sconcerto per il fatto che Lei non rappresenti più un simbolo di coraggio, di speranza e di imperitura difesa dei diritti umani. "Amnesty International non può più valutare il suo comportamento come coerente al riconoscimento assegnatole ed è pertanto con grande tristezza che ci accingiamo a revocarlo".

A marzo, l'US Holocaust Memorial Museum ha tolto il suo massimo riconoscimento a Suu Kyi e le sono state ritirate altre onorificenze: a settembre, ad esempio, il parlamento canadese ha votato per togliere a Suu Kyi la cittadinanza onoraria per la sua incapacità di parlare e dare ascolto alla minoranza etnica dei Rohingya.

Nella dichiarazione rilasciata, Amnesty International ha affermato che la leader birmana ha "protetto le forze di sicurezza dalla responsabilità" per le violenze esercitate contro i Rohingya, atto che è stato definito un "vergognoso tradimento dei valori per i quali lei si era schierata una volta". La sua amministrazione ha attivamente provocato ostilità nei confronti dei Rohingya, etichettandoli come "terroristi", accusandoli di aver bruciato le proprie case e di aver denunciato "finti stupri". "Il suo negare la gravità e la portata delle atrocità commesse significa che ci sono poche prospettive di miglioramento della situazione per le centinaia di migliaia di Rohingya che vivono nel limbo in Bangladesh o rimangono nello Stato Rakhine". Nel frattempo i media statali hanno pubblicato articoli infiammatori e disumanizzanti che alludono ai Rohingya come "pulci umane detestabili" e "spine" che devono essere eliminate.

Cucchi, Fico: verità legittima Stato, andare fino in fondo
Sulla presenza di pochi deputati alla proiezione Fico ha ricordato che "contemporaneamente erano in corso votazioni". La verità è sempre fonte di legittimazione di uno Stato , delle sue istituzioni e dei suoi apparati di sicurezza.

Nonostante il potere sia saldamente nelle mani dell'esercito, vi sono ambiti nei quali il governo civile ha un'ampia autorità per adottare riforme destinate a migliorare la situazione dei diritti umani, specialmente nel campo della libertà d'espressione, di associazione e di manifestazione pacifica. Ma nei due anni trascorsi da quando l'amministrazione di Aung San Suu Kyi ha assunto il potere, i difensori dei diritti umani, gli attivisti pacifici e i giornalisti sono stati arrestati e imprigionati, mentre altri si trovano ad affrontare minacce, molestie e intimidazioni.

Le immagini di centinaia di famiglie, con bambini, costrette ad attraversare fiumi in condizioni disperate, hanno fatto il giro di tutto il mondo, e il silenzio assordante di San Suu Kyi ha creato imbarazzo e delusione. Non solo: secondo Amnesty la leader ha attivamente difeso l'uso di quelle leggi, come nel caso della loro applicazione per condannare due giornalisti della Reuters che avevano documentato un massacro commesso dai militari. "Continueremo a combattere per la giustizia e per i diritti umani in Myanmar, con o senza il sostegno di Aung San Suu Kyi", ha detto ancora Naidoo.

"Amnesty International ha preso molto sul serio la richiesta fatta da Aung San Suu Kyi quel giorno, motivo per cui non distoglieremo mai lo sguardo dalle violazioni dei diritti umani in Myanmar", ha detto Kumi Naidoo.

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