Pd, ciclone D'Amelio: ''Sto con Minniti. In Irpinia basta inciuci''

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Temo sempre che resettare il passato, abiurarlo o esorcizzarlo, nasconda un senso profondo e irrisolto di colpa, l'ammissione di un peccato che poi ha bisogno di un ravvedimento tanto operoso da apparire definitivo.

Se Minniti nega la sua identità è perché vi scorge un peccato così grande da non poter essere neanche narrato. Anche lui parte dall'assunto che "I più deboli sono stati abbandonati".

Nell'infuocata Assemblea del Pd tenutasi nel fine settimana, ha tenuto più banco l'invettiva del giovane Dario Corallo contro il virologo Burioni che le dimissioni di Maurizio Martina o la candidatura dell'ex Ministro dell'Interno Marco Minniti alla segreteria del Partito. Perché, dice Giovannini, "ha carisma e capacità comunicativa". Ma devo dire delle cose. Con un Orfini, signor Nessuno, che provava a tenere il mondo col fiato sospeso prima di pronunciarsi sulla candidatura da appoggiare. Via libera a Vignola, "al quale ho detto subito che sarebbe stato il mio candidato" per una campagna elettorale che non ha avuto il risultato sperato, "anzi è stato come quello di quattro anni fa, significa che questo partito non impara mai, nonostante il messaggio del 4 marzo sia stato fin troppo chiaro". Risposta: "Quando stavo nel PCI un leader di allora mi diceva: i capi scelgono come successore uno più coglione di loro e la chiamano continuità". Per lui "senza l'Ue - che va cambiata profondamente - non si affrontano le questioni poste dalla globalizzazione".

Ma la presidente continua: "Se uno dice di essere di centrosinistra, deve essere coerente". Condivido le parole chiave dette da Minniti - aggiunge - che sostiene che il Pd per rigenerarsi ha bisogno di sicurezza e libertà, sicurezza e umanità, interesse nazionale ed Europa, crescita e tutele sociali, che spero declineremo puntualmente nel corso del congresso, ma che già danno un messaggio molto forte che io condivido perché mette al centro gli ultimi.

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E non definisce 'quattro scemi' gli attivisti dei centri sociali , che in questa città hanno fatto anche un lavoro sociale importante.

"Mio malgrado e non senza sorpresa per l'inedito clamore, preciso gli esatti termini in cui si è materializzata la mia sottoscrizione d'appoggio alla candidatura di Marco Minniti a segretario del Pd". "Chiunque tratta per me non fa il bene del Partito democratico". Quelle, appunto, che hanno ingrossato e ingrassato i nazionalpopulisti.

"Se Gianluca Festa non ha votato il candidato del Pd è una vergogna - afferma -, come lo è per Livio Petitto, che a quanto dicono non ha votato Pd". Infine, la presidente del Consiglio riserva un passaggio alla situazione del Comune di Avellino e auspica "che in primavera si vada al voto".

La scelta di parlare ora fatta da Rosetta D'Amelio coincide con il definitivo chiarimento del quadro politico interno al Pd nazionale, che da sabato vede per la prima volta dal 2013 Matteo Renzi fuori dalla corsa diretta alla segreteria.

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