Vincenzo Iaquinta condannato a due anni per 'ndrangheta nel processo Aemilia

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Come riporta l'agenzia "Dire", a Iaquinta "senior" è andata notevolmente peggio. Per lui la Dda aveva chiesto sei anni, per reati di armi. Fra le condanne del rito ordinario spiccano anche quelle - confermate in 19 anni - dei fratelli sinti Alfredo e Francesco Amato, che secondo il pentito Antonio Valerio vorrebbero imporsi al vertice della cosca, indebolita dal processo. I due hanno urlato alla vergogna alle lettura della sentenza.

Fuori dall'aula lo sfogo: "Il nome 'ndrangheta non sappiamo neanche cosa sia nella nostra famiglia".

Il padre dell'ex calciatore, Giuseppe Iaquinta, accusato di associazione mafiosa, è stato condannato invece a 19 anni.

A questi si aggiungono gli imprenditori e i professionisti locali che con la 'ndrangheta hanno pensato di stringere accordi e chiudere affari: Mirco Salsi, vicepresidente della Cna di Reggio Emilia, Giuliano Debbi, amministratore della società Bioera quotata in Borsa, Omar Costi, esperto reggiano di prestiti con interessi usurai e di false fatturazioni.

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Vincenzo Iaquinta è stato condannato a due anni di reclusione.

Una sentenza storica poiché riguarda il più grande processo alla 'Ndrangheta mai celebrato in Italia.

Il pubblico ministero Marco Mescolini, divenuto nel frattempo procuratore capo a Reggio Emilia, ha chiesto complessivamente per i 148 imputati, suddivisi a processo in corso nel rito ordinario e in un ulteriore abbreviato per nuove ipotesi di reato, oltre 1700 anni di carcere. Io e mio padre non abbiamo fatto niente, con la 'ndrangheta non c'entriamo niente. L'ha scritta assieme a Cristina Beretti, giudice sotto scorta e presidente del Tribunale di Reggio Emilia, e all'altro giudice reggiano Andrea Rat.

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