Brasile, nata la prima bambina da trapianto di utero da donatrice deceduta

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Dopo tanti tentativi terminati con aborti spontanei, la donna - nata senza utero a causa della sindrome di Mayer-Rokitansky-Kuster-Hauser - è rimasta finalmente incinta, e nel 2017 ha potuto abbracciare la figlia che sta per festeggiare il primo anno di vita.

Per lei, sposata da cinque anni e desiderosa di una famiglia, era assolutamente impossibile avere un figlio proprio: uniche opzioni praticabili l'adozione o la maternità surrogata (utero in affitto).

La donatrice, una quarantenne, morta di emorragia cerebrale. L'uso di donatori deceduti per i trapianti uterini "potrebbe aumentare significativamente l'accesso a questo trattamento", ha spiegato Dani Ejzenberg dell'ospedale universitario di San Paolo.

"Il trapianto di utero da donatori vivi, hanno dichiarato i ricercatori, è diventato una realtà per trattare l'infertilità".

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In mano ai media però, la notizia di me in ospedale è stata esponenzialmente ingigantita da testate anche di un certo livello. Non beviamo dallo stesso bicchiere e passa la paura.

Dopo circa sette mesi, gli ovuli fecondati sono stati impiantati. I medici brasiliani hanno somministrato alla paziente dei farmaci che hanno indebolito il sistema immunitario, per evitare che il suo corpo rigettasse l'utero trapiantato. Dopo un tentativo - fallito - di trapianto da cadavere, eseguito in Turchia nel 2011, i primi successi sono arrivati dalla Svezia, grazie all'équipe del ginecologo Mats Brännström, della Sahlgrenska Academy di Gothenburg, che al momento ha all'attivo otto nascite (più una gravidanza in corso).

Il trapianto di utero è già un'operazione singolare ma era sempre avvenuta con donatrici viventi.

Riuscire a effettuare un intervento di questo tipo partendo da un donatore deceduto e non necessariamente da un donatore vivente allarga in modo significativo le possibilità di ricorrervi. Causa l'assenza o lo sviluppo incompleto della vagina e dell'utero, anche se i genitali esternamente sembrano normali e le ovaie funzionano.

Il destinatario, che non è stato identificato, ha partorito con taglio cesareo. Questa storia di successo, descritta in un articolo sulla rivista Lancet, dimostra che un'altra strada è possibile per le donne affette da infertilità dovuta a patologie uterine, come malformazioni, infezioni, isterectomie (l'asportazione chirurgica dell'utero resa necessaria, per esempio, per rimuovere tumori).

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