Luigi Di Maio: sciolta l'azienda del padre, liquidatore il fratello del Ministro

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In seguito al servizio mandato in onda dalle Iene, un mare di polemiche ha travolto [VIDEO] Luigi Di Maio e la sua famiglia.

Sottrazione fraudolenta di patrimonio al pagamento delle imposte, lavoratori in nero, dichiarazioni fiscali infedeli, falso in bilancio, intestazione fittizia.

Tiziano Renzi ha rigettato ogni accusa, parlando di pagamenti "cash perché trattenevano il loro compenso da ciò che incassavano con la vendita dei quotidiani ma poi ovviamente l' azienda provvedeva al pagamento delle tasse come previsto dalla legge". Un atto dovuto, quello dell'avvio del procedimento, dopo che i vigili urbani di Mariglianella hanno effettuato i controlli sulla proprietà dei Di Maio in via Umberto I, riscontrando quattro manufatti che dai primi accertamenti risultano essere abusivi, e la presenza di rifiuti inerti, per lo più scarti edili, su tre piazzole dello stesso terreno. Ed ecco che, in merito a questa questione, verrà sentita la versione del ministro del Lavoro, nonché figlio dell'accusato, su una sua eventuale conoscenza dei fatti nel momento in cui è entrato in possesso della carica di ministro della Repubblica.

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Ipotesi poi smentita dalla stessa Procura etnea che ha disposto per la donna una perizia neuropsichiatrica e poi l'arresto. Il neonato è morto in ospedale , lo scorso 15 novembre, il giorno dopo il ricovero per le ferite riportate alla testa.

L'esposto è stato presentato alla procura di Napoli, dove Miceli, avvocato e membro della commissione Antimafia, ha ricostruito i passaggi della cessione della società da parte di Antonio Di Maio alla moglie. La strategia di attacco del Partito Democratico è chiara: da un lato evidenziare come anche il padre di Di Maio abbia delle "colpe" dall'altro puntare il dito direttamente contro il ministro del Lavoro come parte in causa e non vittima a sua insaputa degli errori dei genitori.

Secondo Miceli "quando la ditta individuale di Antonio Di Maio chiude, ha un patrimonio di 80 mila 258 euro". Dopo due anni di inattività, questa azienda avrebbe visto un improvviso aumento di capitale corrispondente a circa 80 mila euro.

Miceli prosegue nel racconto affermando che l'attività è sempre stata gestita dal padre di Di Maio. Se una ditta chiude per debiti e trasferisce il proprio patrimonio ad un'altra ditta è un reato molto grave punito dall'articolo 648 del codice penale. "C'è una evidente continuità tra le due operazioni".

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