Reggae patrimonio dell’Unesco: ha messo in luce ingiustizia, resistenza, amore e umanità

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Nella giornata di ieri, 29 novembre 2018, l'UNESCO ha aggiunto la musica reggae della Giamaica nell'elenco del Patrimonio Immateriale dell'Umanità. I produttori dei principali studi di registrazione come Coxsone Dodd, Duke Reid e Prince Buster vollero cambiare l'approccio musicale della musica giamaicana dopo lo ska e durante l'epoca del rocksteady e il reggae, il cui termine nasce per identificare un rozzo stile di ballo e di musica, in inglese "ragged", che anch'esso traeva le sue radici dal R&B di New Orleans, arrivò a fagiolo.

E in fondo, nonostante negli ultimi decenni si sia diffusa a livello mondiale attraverso le più disparate contaminazioni, basta pensare alla recente esplosione del reggaeton, questa musica "in levare" nella sua essenza più pura ha sempre conservato una sua carica di resistenza, ribellione e resilienza. Come non ricordare, infatti, i Pitura Freska, storico gruppo veneziano divenuto famosissimo in tutta Italia grazie a singoli come "Crudele" e "Papa Nero".

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Il governatore dell'Alaska , Bill Walker, ha dichiarato lo stato di disastro e si è messo in contatto con Washington. In alcune foto si vedono le strade distrutte con le macchine rimaste bloccate nelle crepe apertesi all'improvviso.

Ma soprattutto perché ha trovato in Bob Marley un vero e proprio profeta che ha trasformato quel patrimonio in un linguaggio universale con i suoi messaggi di pace e convivenza, con la sua personalità di leader naturale capace di trasmettere i suoi messaggi non violenti a un pubblico chiamato ad abbandonarsi al flusso di un ritmo che accompagna il vibrare del corpo.

Per quanto l'UNESCO tuteli la musica reggae "della Giamaica", si tratta comunque della prima volta che l'alta organizzazione delle Nazioni Unite per la cultura include nel patrimonio dell'umanità un genere musicale di ampia diffusione. Il comitato dell'UNESCO, riunitosi a Port-Louis (Mauritius), ha evidenziato il contributo offerto dal reggae al dibattito internazionale sull'ingiustizia, sulla resistenzza, sull'amore e sull'umanità. E' tutto questo a dare un valore non comune alla decisione dell'Unesco: in fondo è un giusto riconoscimento a una musica che ha conquistato il mondo all'insegna delle "Good Vibrations".

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