Scontri a Parigi tra gilet gialli e polizia

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Secondo il portavoce dell'esecutivo, Benjamin Griveau, fra le opzioni al vaglio c'è anche quella dell'instaurazione dello stato d'emergenza. Vi partecipano il premier, Edouard Philippe (che non è partito per la conferenza sul clima COP24), il ministro dell'Interno Christophe Castaner, il sottosegretario Laurent Nunez (già direttore della Dgsi) e i vertici dell'ordine pubblico.

Di ritorno dal G20 di Buenos Aires, Emmanuel Macron ha trovato una nuova situazione di caos nel suo paese. Gli analisti non sono in grado di definire la natura del movimento: "popolare" o "populista" ma sono concordi nel ritenere che si tratta di una maggioranza sociale che si sente male rappresentata dai sindacati, dai partiti politici, dal governo e dal capo dello Stato.

I primi fumogeni già in mattinata Il gruppo, nato spontaneamente per protesta contro il caro benzina, si è trasformato in un movimento di massa contro il presidente Emmanuel Macron e la pressione fiscale.

A Parigi 3.000 gilet gialli stanno devastando gli Champs-Elysées
Altri sono fuggiti verso l'Arco di Trionfo, con il volto coperto per proteggersi dai gas lacrimogeni lanciati dalla polizia.

Dieci persone sono rimaste ferite da questa mattina nella zona attorno agli Champs-Elysees, dove sono in corso scontri fra circa 1.500 gilet gialli che tentano di forzare i blocchi della polizia a protezione degli Champs-Elysees. Siamo talmente minacciati" dalle frange più radicali del movimento "che ormai non possiamo nemmeno più muoverci di casa se non vogliamo rischiare per la nostra incolumità. "Bravi!" conclude la leader di estrema destra in un post su Twitter.

La protesta dei gilet gialli è degenerata nel primo pomeriggio, forze dell'ordine hanno usato lacrimogeni e idranti per disperdere i manifestanti - tra le 200 e le 300 persone - a ridosso del perimetro delle istituzioni federali dove è vietato ogni tipo di corteo, anche se una cinquantina di essi sono riusciti a spingersi fino al quartier generale della Commissione europea.

"Anche noi - aggiunge sui rincari alla benzina - vogliamo respirare un'aria meno inquinata". Deve essere destinato all'ambiente il 100%. Il movimento smetterà, fa sapere, "quando avremo assemblee di cittadini e referendum". I rivoltosi non sono quindi i soliti figli di papà del genere The Dreamers e e nemmeno i maghrebini di seconda o terza generazione delle banlieu, ma francesi che si ritengono per certi versi i veri francesi. "È inevitabile - risponde - perché le condizioni di vita sono difficili in tutta Europa".

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